Testi critici e interviste

Urban Mirrors


Garage Bonci | Pietrasanta
Di Pamela Napoletano colpiscono le capacità espressive, ora evanescenti e morbide (la serie “Dissolvenze”, 2010-2011), ora spigolose, dissacranti e dal gusto pop (“Lady Happyness", per il Premio Celeste 2012).
Dal pastello al collage, la sua pittura è il risultato di una multimedialità sì contemporanea, ma comunque legata alla tradizione.




Gemma Clerici [sul ciclo "Dissolvenze"]
Le opere di Pamela Napoletano sviluppano il tema del corpo e i suoi significati, sceglie questo soggetto per raccontarsi. La tecnica scelta in un primo tempo è il disegno, razionalizzazione della realtà che si cristallizza in linee e tratti attraverso il pensiero di ciò che si vuole rappresentare, dalla visione dell'oggetto al riconoscimento in sé, sino alla trasformazione in segno. Il suo lavoro di più grandi dimensioni è un pastello, "Pensieri violati"; poi è sempre più attratta dalla manipolazione della figura, fino alla scomposizione astratta del corpo, che è ripreso nelle sue linee essenziali.
La forma vibra di una specie di dissolvimento di linee e fili aggrovigliati che sottolineano il desiderio dell'artista di rappresentare la complessità sfuggente dell'anima all’interno del corpo: una sorta di elettricità pervade le forme che si dissolvono in pulviscolo luminoso, un divisionismo rivisitato per cogliere la molteplicità delle particelle chi ci compongono così come la proteiforme capacità di ricompattarci in esseri nuovi fatti di aggrovigliati pensieri.
Le opere più vigorose sono quelle delle grandi forme. Corpi accosciati dove la linea curva esalta la massa del corpo che, perse le caratterizzazioni personali, diventa espressivo per la forza emozionale che trasmette come in "Maternità" e "Dissolvenza in giallo"; in "Nudi blu" si palesa un espressionismo plastico per superare la mercificazione del corpo, che non deve essere solo il contenitore ma l'espressione di un'anima, su un percorso che va dalla scoperta di sé (corpo ed emozioni) sino alla dissolvenza, forma di comunicazione empatica con il riguardante.
Le vibrazioni di colore, le analisi di spettrografia, le indagini sulle particelle che compongono la materia, restano un punto di partenza per elaborare una tecnica personale, ma non la forma espressiva, dove la ricerca trascende il risultato come in "Dissolvenza capovolta" (pastello/olio flatting su compensato).
"Dissolvenza in blu" (scarabocchi di biro e velature di flatting colorate a olio) parla di un universo interiore utilizzando colori trasparenti sovrapposti con linee intricate che creano una figura liberata dalla pelle, gabbia ed esteriorità, con "la gamma di colori creata dalle velature acquose e vitree del flatting" (P.N.).
La sagoma umana che racchiude un universo aperto e mutevole mostra il profilo del corpo, che è solo un indizio; lo spirito, il pensiero, i sogni sono più importanti del corpo esterno.


Alberto Bonacina   [albertobonacina@libero.it]
Pamela Napoletano è un’artista caratterizzata da un’inquieta vivacità compositiva che si riflette in opere capaci di sprigionare un’irrequieta vitalità. I protagonisti dei suoi dipinti sono in continua trasformazione. Diversamente da ciò che accade nella pittura accademica, nel cui ambito ciò che viene raffigurato appare realisticamente definito e rigidamente fissato al supporto materico, i tratti che compongono i suoi soggetti non conferiscono ad essi una rigorosa forma figurativa; piuttosto, sfumando essenzialmente incompiuti, sembrano dissolversi in un’atmosfera misteriosa. Il dipinto, proiettato in una dimensione sospesa del tutto priva di riferimenti al tempo e alla realtà oggettuale, è composto di una sostanza immateriale, libera come l’ispirazione ed impercettibile come il pensiero.
In molti lavori l’artista rappresenta un nudo femminile, nel quale cela il proprio autoritratto. Figurativamente, esso non è mai uguale a se stesso; in ogni dipinto le sue sembianze, appena suggerite, mutano mentre il corpo scompare nel gioco di luci, ombre e colori. Ciò  accade perché quest’artista non si limita a raffigurare il suo soggetto, ma lo interpreta in accordo con uno stato d’animo. Espressivamente, tali  scelte rispecchiano l’idea  di una personalità che desidera rinnovarsi. Materialmente invece, quest’attitudine si riflette in una pittura che mettendosi alla prova sperimenta nuove idee, arditi scorci e varie tecniche, trovando il suo compimento nella ricerca, inesausta, di nuove fonti d’ispirazione, tradotte con entusiasmo in evocative soluzioni figurative.


Pippo Spinoccia
Solitamente quando qualche collega mi propone di scrivere sul suo lavoro d’artista, mi trovo quasi sempre in difficoltà non per non volerlo fare, ma soprattutto perché non so mai come cominciare. Pamela Napoletano è una giovane artista e so che questa è la sua prima mostra personale. Essa presenta una complessa complessità di tavole, ove l’immagine dipinta è il “nudo femminile”, quindi sé stessa. Nella cronologia del lavoro, la pittura si evolve, i pensieri, gli alti, le espressioni si frammentano, per poi ricostruirsi bloccando nell’ambito dello spazio-tavola l’immagine più o meno di sé stessa proiettata, l’immagine  più o meno di sé stessa pensata.
I dipinti presenti alla mostra vanno guardati e osservati non tanto nello specifico del nudo “Pamela” fine a sé stesso, ma nel modo ove una giovane artista si rappresenta, secondo canoni che appartengono all’immagine delle arti visive, ma sono anche e soprattutto pensieri interiori, precisati dall’artista, e che si manifestano in forme cromatiche. Non a caso la Napoletano, parlandone con lei, tiene a fare rilevare che i capelli dipinti nelle figure sono pensieri, intrecci, conflitti segnati e disegnati sulle tavole con linee, segmenti appena appena percettibili, ma pittoricamente piene di materia e quindi di “pittura”. A lei da parte mia gli auguri di una lunghissima vita creativa e la speranza che possa trovare nel dipingere il senso “vero” della sua vita.


Marcello Cazzaniga
L'artista lavora nell'ambito della figurazione, sapendo tuttavia esprimersi con molta originalità e con grande raffinatezza [...]. Le figure sono fatte di pura materia e ne scorgiamo solo la silhouette, ma soprattutto siamo in grado di ammirare ciò che vi alberga all'interno.
L'artista non è particolarmente interessata alle apparenze esteriori, ma scende sotto la superficie per esplorare il mondo interiore, quello delle emozioni, quello dell'inconscio in cui nascono i pensieri creativi e i sentimenti che danno un senso alla nostra esistenza.
L'esteriorità, portata spesso agli eccessi nella nostra società, non rappresenta più un valore per Pamela Napoletano: la bellezza è da ricercarsi dentro quel mondo complicato e variopinto, ricco di sorpresa e di mistero. E' un viaggio interiore che porterà a farci mettere in discussione il mondo che ci circonda e forse anche noi stessi.





Esposizioni e opere



Una spensierata cecità visionaria
L'ironia ha sempre un fondo di verità. Così si dice, quantomeno. Come se la realtà fosse un grande universo di caricature. E se queste eccentriche parodie fossero al tempo stesso esasperazione ed essenza di quanto ci circonda, non potrebbero essere più credibili del “normale”?
Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Asportandoli, la si nega. Tutto si priva di vita, si spersonalizza. Rendendo quelle immagini umane meno probabili delle figure visionarie prodotte dai nostri pensieri. La realtà, quella vera, è quell'apparente “normalità” dall'anima cieca e menzognera, o piuttosto la caricatura onirica di noi stessi?
La percezione immediata viene messa in discussione. Le certezze perdono la loro forza. Servono nuove risposte. Fornite, perché no, dall'immaginario. Dopotutto l’arte di vivere consiste nel favorire l’incontro tra sogni e realtà, facendo sì che questo contatto non si trasformi in uno scontro, bensì in un rapporto armonioso e docile.
Gli inconvenienti, le scocciature e gli impegni esistono e, per quanto ci si sforzi, talvolta finiscono per raggiungerci. Eppure non di rado sono il frutto di un mondo fittizio, prodotto anch'esso dall'immaginazione e dal linguaggio. Se la realtà è sinonimo di sofferenza, allora è più sensata la fantasia ed è bene concederle più spazio. A conti fatti, quelle visioni saranno pure bizzarre, ma non fanno del male a nessuno, sebbene incapsulino al loro interno una profezia già pronta ad avverarsi. Meglio  abbandonarsi alle loro suggestioni,  placando il peso dei drammi annidati nel nostro vivere.

Caosmosi
La società attuale vede la fusione di due tendenze opposte. Da una parte l'esponenziale sviluppo tecnologico ci apre le porte a sempre maggiori possibilità (mentali, estetiche, sociali), rompendo barriere spazio/temporali. Dall'altra si consolida una nuova forma di isolamento, una chiusura psichica/relazionale sempre più evidente.
Bombardati di informazioni, immagini, opzioni, messaggi subliminali, ruoli preconfezionati e omologazioni di varia natura, ci ritroviamo (più o meno consapevolmente) estranei davanti a noi stessi ed agli altri, assuefatti ai filtri informatici e ormai incapaci di decidere in piena coscienza.
Ricoperti da strati, su strati, su strati di panni consegnati direttamente a domicilio, non ricordiamo più (o nei peggiori dei casi non abbiamo mai visto) la nostra pelle naturale, la nostra reale personalità. Il flauto magico del consumo ci conduce verso il deserto del fittizio, dei miraggi, dove la sete materiale non viene mai appagata.
Caos. Smarrimento. Schiavitù.
Caosmosi.



Umanoidi
Il mondo è un'immagine.
Il reale è un'immagine.
L'individuo è un'immagine.
Un'immagine fittizia, costruita, materializzata. Fatta di sostanza.
Come le nostre azioni.
Quanto del nostro essere ci appartiene veramente? Bombardati incessantemente da messaggi seducenti, ci ritroviamo schiavi delle apparenze, del lusso e dei luoghi comuni. Il vuoto diventa "il pieno", quel pieno spacciato per "il giusto", "il vero", "il necessario". Gli "Umanoidi", abitanti di questa artificiosità, recitano succubi il mantra del possesso ai piedi dei loro Idoli, soggiogati da soddisfazioni illusorie e pigramente inconsapevoli della loro stessa infelicità. Un'infelicità, anche questa, fatta di sostanza.Sottomissioni, falsi miti ed effetti collaterali sono rappresentati attraverso la ricomposizione di immagini rubate ovunque. Dal mondo dell'arte a quello del design, dalla pubblicità alla fotografia, dalla vita vissuta al web. Il richiamo ironico ed apparentemente spensierato del risultato finale maschera il dramma della rappresentazione.


Indagando sulla figura umana, queste opere raccontano stati d’animo celati dalle apparenze e silenziosamente urlati. Colori in trasparenza rivelano linee aggrovigliate, vulnerabili e sorprendenti come l’emotività.
Mentre le ristrettezze dell’esteriorità vengono liberate dai propri confini, il corpo si alleggerisce dal peso dell’identita’ apparente: a emergere é la voce del “non visibile”


La mostra parla di differenti prospettive attraverso le quali esplorare l’essere umano. Prospettive che raccontano stati d’animo celati dalle apparenze e silenziosamente urlati. Colori in trasparenza rivelano linee aggrovigliate, vulnerabili e sorprendenti come l’emotività. Oppure prospettive che racchiudono in un abbraccio soffocante la collettività raccontando, in chiave ironica, condizioni penose. Toni vivaci, richiami seducenti, personaggi simpatici sono solo specchietti per le allodole: tacciono in realtà false necessità, schiavitù, ferite sociali. Oppure, ancora, prospettive per fermarsi e svelare, senza vergogna, indecisioni e dubbi.


Spazi che raccontano stati d’animo celati dalle apparenze e silenziosamente urlati. Colori in trasparenza rivelano linee aggrovigliate, vulnerabili e sorprendenti come l’emotività.
Oppure spazi che racchiudono in un abbraccio soffocante la collettività raccontando, in chiave ironica, condizioni penose. Toni vivaci, richiami seducenti, personaggi simpatici sono solo specchietti per le allodole: celano in realtà false necessità, schiavitù, ferite sociali.
Oppure, ancora, spazi per fermarsi e svelare, senza vergogna, indecisioni e dubbi.



Il ciclo "Aggrovigliati pensieri"
Si dice sovente che gli artisti non siano in grado di cogliere appieno il significato del loro stesso lavoro. Temo che in parte sia così: le mie parole potrebbero risultare una spiegazione parziale o addirittura rispondere soltanto in parte al perché del mio operato. L'impulso creativo che mi ispira è frutto di un insieme di esperienze, di considerazioni e di stati d'animo inconsapevolmente espressi. D'altra parte sarei amareggiata se le mie opere imponessero una lettura univoca: non desidero che siano aperte a qualsiasi interpretazione, ma neppure che siano riconducibili ad un significato preciso o, peggio ancora, limitato.
Partendo da un'analisi alquanto analitica di me stessa e del mio corpo, in realtà rappresento una miriade di "aggrovigliati pensieri". Pensieri che sono il punto d'incontro di due "Pamela" dalla personalità contrastante, con obiettivi e sensibilità divergenti, ma complici proprio nel disaccordo caotico delle linee. Quanti pensieri sono partoriti incessantemente da tutti gli esseri viventi, che gamma infinita di opinioni, di esperienze, di sentimenti affollano le coscienze di ognuno: una gigantesca matassa aggrovigliata. Fra le due "Pamela", una più razionale ed addomesticabile, l'altra più passionale ed istintiva, non c'è una parola, né uno sguardo, né tanto meno rispetto reciproco. A legarle è solo la convivenza tra i due flussi di pensiero. Lì si intrecciano fili di ogni colore, di ogni emozione, liberi di vagare a destra e a sinistra, in alto e in basso, di legarsi l'uno all'altro per poi ricominciare ognuno per i fatti propri. Tecnicamente ho voluto mettere in contrasto figure accademiche e minuziose con l'intreccio fatto di linee scarabocchiate e indomabili come i primi segni creati da un bambino. Il disegno classico che si fonde con tratti istintivi e primitivi.
Di fronte ad uno specchio risulta sempre un corpo, semplicemente un corpo. Una realtà oggettiva che però genera una pluralità di interpretazioni soggettive nelle menti e nei cuori di coloro che osservano. Questa mia analisi è l'inizio di un ambizioso progetto passato, presente e futuro, rivolto a spegnere i riflettori sulle apparenze tangibili, per restituire armonia e valore alla magnificenza della diversità.